L’immagine del mondo
A volte i genitori, nel comprensibile tentativo di rendere un problema meno spaventevole per il proprio bambino, fanno inavvertitamente passare il messaggio che il problema che il bambino vive, in realtà, non esiste. In questo caso il bambino non si sente né sollevato, né al sicuro, ma si percepisce inevitabilmente solo.
A questo proposito Berne (1964) è illuminante nel descrivere tale situazione con le seguenti parole: 
“il bambino ha un’immagine del mondo che è piuttosto diversa dal modo in cui appare ai suoi genitori. È un mondo di fiaba, pieno di mostri e di magie, che continua ad esistere per tutta la vita. …Un semplice esempio è la paura o il terrore della notte che si rivela quando grida per chiedere aiuto, perché c’è un orso nella sua stanza. I suoi genitori accorrono, accendono la luce e gli fanno vedere che non ci sono orsi, gli dicono di smetterla e di dormire, altrimenti si arrabbiano.
D’altro canto, il bambino nella sua parte più emotiva, spontanea, intuitiva, sa bene che c’è o che c’era un orso nella stanza, con la stessa certezza con cui Galileo esclama: “Eppur si muove”. La differenza fra i due modi ritrattare la faccenda non modifica l’esistenza dell’orso. L’approccio ragionevole porta a dire che quando c’è un orso i tuoi genitori accorrono a proteggerti e l’orso andrà a nascondersi; l’approccio da arrabbiati porta a dire che quando c’è un orso tu sei da solo. Ma l’orso in entrambi i casi rimane.
A cura di: Michel Braca