COSA DICI DOPO AVER SALUTATO? (Berne 1964)
Con queste parole inizia una delle fondamentali opere di Eric Berne, padre fondatore dell’Analisi Transazionale che, in “Ciao! …e poi?” (1964), si esprime a proposito delle regole di base della comunicazione e della relazione dicendo:
“Questa domanda infantile, apparentemente così ingenua e priva della profondità che ci si attende da una ricerca scientifica, in realtà porta in sé tutti i problemi che sono alla base del vivere umano, e tutti i problemi fondamentali delle scienze sociali. È la domanda che si pongono i bambini, è la stessa in merito alla quale i ragazzini imparano ad accettare risposte disoneste. E' la domanda che gli adulti eludono dando per buone le loro migliori risposte mistificanti.

E' quella su cui vecchi ed eruditi filosofi scrivono libri senza trovare risposta. In essa è implicita sia la principale domanda della psicologia sociale: “Perché la gente si parla?”, sia la domanda: “perché alla gente piace piacere?”
La risposta a ciò è la stessa data alle domande dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse: guerra o pace, carestia o abbondanza, pestilenza o salute, morte o vita. Non stupisce che siano poche le persone che nel corso della loro vita sanno trovare la soluzione, dal momento che la maggio parte vive senza aver mai risolto l’interrogativo che sta a monte: in che modo salutate?
Salutare correttamente per Eric Berne significa “vedere l’altra persona, diventarne coscienti come fenomeno, esistere per lei ed essere pronti al suo esistere per noi.”
Probabilmente, continua Berne, le persone che dimostrano questa abilità al massimo grado sono gli abitanti delle isole Figi, poiché il loro sorriso spontaneo è una delle cose più preziose del mondo. Inizia lentamente, illumina il viso, e vi rimane abbastanza a lungo da essere riconosciuto chiaramente e da dimostrare di essere stati chiaramente riconosciuti, si attenua con misteriosa lentezza e svanisce.
Per imparare a salutare, dunque, o forse sarebbe meglio dire per tornare ad essere capaci di salutare, è necessario quindi liberarsi dal proprio pregiudizio nei confronti dell’altro, liberarsi dal ricordo della sofferenza del dolore che spesso siamo abituati a portarci al fianco. Infine è necessario osservare le persone attorno a noi per individuare chi tra tutti è lì in attesa di essere riconosciuto.
Se non ci si libera di quella che Berne chiamava la “propria spazzatura”, dunque, si continueranno a fare tante cose, ma non si sarà ancora iniziato a salutare.
Testo A cura di: Michel Braca
Opera: "Profilo interrogativo" di Ottavio Pinarello
www.artepinarello.com